Le 5 fasi del processo di Design Thinking

Il Design Thinking è una metodologia di design che fornisce un ottimo approccio orientato al risultato nella risoluzione dei problemi. È estremamente utile per affrontare problemi complessi, mal definiti o sconosciuti. Esso procede comprendendo i bisogni umani coinvolti, riformulando il problema in un’ottica human-centered, elaborando molte idee in lunghe sessioni di brainstorming e adottando un approccio molto pratico nella fase di prototipazione e testing.
L’apprendimento delle 5 fasi del Design Thinking, che illustrerò a breve, permetterebbe a chiunque di risolvere problemi complicati, così come si presentano ovunque intorno a noi – nelle nostre aziende, nei nostri Paesi, persino nel nostro pianeta.

Un po’ di storia

Nel suo testo fondamentale sui metodi del design,The Sciences of the Artificial” (1969), il premio Nobel Herbert Simon elaborò uno dei primi modelli formali del processo di Design Thinking. Il modello di Simon consiste di sette fasi principali, ciascuna con delle sotto-fasi ed attività da svolgere, ed è stato oltremodo influente nel dar forma ad alcuni dei modelli maggiormente utilizzati oggi nel Design Thinking. Ci sono molte varianti di quest’ultimo processo in uso oggi, e anche se ciascuna presenta un numero differente di punti e fasi (variabili da tre a sette), sono tutte basate sugli stessi princìpi, che furono portati in primo piano dal modello di Simon del 1969.

In questo articolo, ci concentreremo sul modello a cinque fasi proposto dall’Hasso-Plattner Institute of Design at Stanford (d.school). La d.school è un assoluto punto di riferimento se si parla di Design Thinking. Le cinque fasi indicate da questo modello sono le seguenti: empatizza, definisci (il problema), ideazione, prototipazione e test.
Diamo dunque uno sguardo più da vicino a queste cinque differenti fasi del Design Thinking.

Empatizza

La prima fase del processo di Design Thinking consiste nell’ottenere una comprensione empatica del problema che si sta cercando di risolvere. Ciò ci porta a consultare degli esperti per saperne di più in merito all’area di riferimento del problema, ad osservare ed empatizzare con le persone maggiormente coinvolte, per capire le loro esperienze e le loro motivazioni, oltreché ad immergerci nell’ambiente fisico per avere una più profonda comprensione personale delle tematiche toccate. L’empatia è cruciale per un design human-centered, come lo è il Design Thinking. L’empatia permette al designer di andare oltre i suoi assunti sul mondo, al fine di guadagnarne in penetrazione nella psicologia dell’utente e dei suoi bisogni.

In base ai limiti di tempo che un certo progetto ci impone, decidiamo di dedicare buona parte delle nostre energie a questa fase. Ciò ci sarà utile per immagazzinare informazioni fondamentali nel corso delle successive fasi. Soprattutto, per sviluppare la miglior comprensione possibile dell’utente, dei suoi bisogni e dei problemi che sottostanno allo sviluppo di quel particolare prodotto.

Definisci (il problema)

Durante la fase di definizione, le informazioni accumulate nel corso del precedente step vengono messe insieme. Si analizzeranno le osservazioni fatte e verranno sintetizzate al fine di definire il cuore del problema che tu ed il tuo team avete identificato fino a questo momento. Dovresti essere in grado di definire il problema in un’unica frase (problem statement) che abbia al proprio centro sempre l’essere umano.
Ad esempio, invece di dire, “Dobbiamo far crescere del 5% il mercato dei prodotti legati al food tra le ragazze giovani”, una definizione migliore del problema sarebbe, “Le giovani ragazze hanno bisogno di mangiare cibo nutriente, al fine di prosperare, essere sane e crescere”.
La fase di definizione aiuterà i designer nel tuo team a raccogliere grandi idee per stabilire caratteristiche, funzioni e qualsiasi altro elemento che gli permetterà di risolvere il problema. In questa fase, poi, si iniziano a porre degli interrogativi che fanno da ponte verso il terzo step. Ad esempio: “Come potremmo incoraggiare le adolescenti a compiere un’azione che vada a loro beneficio e, allo stesso tempo, coinvolga i nostri prodotti?”

 

Ideazione

Nella terza fase del processo di Design Thinking, i designer sono pronti per far germinare le proprie idee. Arrivati alla domanda illustrata in precedenza, si può iniziare a pensare outside the box per identificare nuove soluzioni al problem statement che si è elaborato. Vi sono centinaia di tecniche di ideazione come il Brainstorm, il Brainwrite, la Worst Possible Idea ed il metodo SCAMPER.  La Brainstorm e la Worst Possible Idea sono sessioni utilizzate, tipicamente, per stimolare il pensiero libero e per espandere l’area del problema. È importante allargare quest’area il più possibile, all’inizio, con idee e soluzioni possibili al problema.

Prototipazione

Il team, ora, produrrà un certo numero di versioni economiche ed in piccolo del prodotto o delle specifiche caratteristiche del prodotto, che vanno incontro alla risoluzione del problema. I prototipi dovrebbero essere condivisi e testati all’interno del team stesso, in altri dipartimenti, o all’interno di un piccolo gruppo di persone al di fuori del team di design. Si tratta di una fase sperimentale e lo scopo è di identificare la soluzione migliore per ciascuno dei problemi identificati nel corso dei primi tre step.
Le soluzioni sono, dunque, implementate attraverso i prototipi, che vengono valutati uno ad uno, migliorati e ri-esaminati, o rifiutati sulla base dell’esperienza degli utenti di test. Alla fine di questa fase, il team di design avrà una idea migliore dei vincoli inerenti il prodotto, dei problemi presenti ed una prospettiva migliore su come utenti veri si comporterebbero, penserebbero e percepirebbero interagendo con il prodotto finito.

Test

I designer o i valutatori testeranno rigorosamente il prodotto finito, utilizzando la soluzione migliore identificata durante la fase di prototipazione. Questa è la fase finale, ma nel corso di un processo iterativo, i risultati generati durante la fase di testing sono spesso utilizzati per ridefinire uno o più problemi. Anche durante questa fase, dunque, ci sono alterazioni e raffinamenti, fatti al fine di escludere tutti i problemi che potrebbero sorgere e per trarre la più profonda comprensione del nostro prodotto dal punto di vista dei suoi utilizzatori.

Il Design Thinking non è un processo lineare

Sembrerebbe che abbiamo tracciato un processo lineare di Design Thinking in cui ciascuna fase conduce immediatamente ad un’altra, con una logica conclusione nella fase dell’user testing. Tuttavia, nella pratica, il processo è portato avanti in una maniera più flessibile e non-lineare. Per esempio, più fasi possono essere portate avanti parallelamente da diversi gruppi all’interno del team di design, oppure i designer potrebbero collezione informazioni e prototipare nel corso dell’interno processo, anche al solo scopo di portare immediatamente in vita le loro idee, o di visualizzarle così come sorgono. Allo stesso modo, i risultati della fase di testing potrebbero portare ad alcuni dati sugli utenti che a loro volta conducono in una nuova fase di brainstorming (ideazione), o allo sviluppo di nuovi prototipi.
Tutto ciò può condurre ad un loop perpetuo e virtuoso in cui i designer acquistano sempre più insights sugli utenti, sviluppano nuovi modi di vedere il prodotto ed i suoi possibili utilizzi, e sviluppano una maggiore comprensione degli utenti e dei problemi che essi riscontrano.

 

 

 

 

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